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10/02/2006
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Dalle ali del Jet alla
corte del Principe - Intervista a Marzio Bruseghin
Il grande
pubblico del ciclismo ricorda soprattutto le mitiche imprese e i
nomi famosi. Ma accanto ai corridori più famosi che riescono a
raggiungere un traguardo importante ci sono coloro che,
rinunciando alle proprie ambizioni personali, aiutano i capitani
a centrare i grandi obiettivi e che un tempo venivano chiamati
Gregari.
Un degno rappresentante di questa categoria è Marzio Bruseghin,
passista scalatore con doti da
cronoman, ex vagone del treno di “Ale-Jet”, chiamato dalla
Lampre - Fondital per affiancare la punta del team, Damiano
Cunego.
Abbiamo incontrato il trentunenne trevigiano, conosciuto da
tutti per la simpatia e la solarità che lo caratterizzano, nel
ritiro della sua nuova squadra a Montecatini Terme.
Brescialat, Ibanesto e Fassa
Bortolo. Cosa ti è rimasto da queste precedenti esperienze?
Dal punto di vista lavorativo ho imparato bene il
mestiere e ho passato degli anni di ciclismo belli. Dal punto di
vista umano mi è rimasto forse qualcosa di più perché
soprattutto alla Fassa Bortolo c’era quella bella intesa in
gruppo che faceva la forza della squadra.
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Giro di Lombardia 2005 © Margaret Kaeppeli |
Sei stato uno dei pochi italiani
emigrati in Spagna. Hai trovato delle differenze
nell’organizzazione, nel modo di fare ciclismo rispetto
all’Italia?
Sono due mondi completamente diversi. In Spagna è
tutto molto più tranquillo, hanno un modo di vivere lo sport un
po’ più umano, meno agonistico. Il risultato, naturalmente, è
importante però viene raggiunto con un altro spirito. Ho
imparato, forse, a prendere anche un po’ meno seriamente lo
sport.
Al prossimo Giro d’Italia sarai
la spalla di Cunego, ruolo che in passato ha ricoperto Eddy
Mazzoleni. Il fatto di essere l’uomo di fiducia di Damiano ti
carica maggiormente?
Certamente. Come già ho fatto in tutte le squadre
dove ho militato, cercherò di dare il massimo, anche se i
miracoli non li ho mai promessi e non li prometterò mai. Quello
che so fare cercherò di farlo al meglio.
Certo che avere un capitano di questo livello dà motivazioni
particolari e se vedi che le cose vanno bene cerchi, se è
possibile, di dare ancora di più.
Pensi di avere la possibilità di
poterti ritagliare qualche spazio personale durante la stagione,
di poter essere leader in qualche altra corsa?
Il Giro d’Italia è l’appuntamento principale e lo
voglio fare bene. Se poi verrà l’occasione di poter fare il
leader in qualche corsa a tappe minore non mi tiro indietro.
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Bruseghin in maglia Lampre-Fondital - ©
bettiniphoto.net |
Quale sarà il tuo cammino fino al
Giro d’Italia?
Dovrei correre la Classica di Almeria e la Vuelta
a Murcia e probabilmente la Settimana Internazionale di Coppi e
Bartali, il Giro dei Paesi Baschi, il Giro del Trentino e il
Giro di Romandia.
Dopo il Giro parteciperai anche
al Tour?
E’
possibile, però non è ancora sicuro. Dipenderà da come andrà il
Giro e da come imposterà Damiano la sua stagione.
Hai già visionato qualche tappa o
pensi di farlo?
Adesso è un po’ difficile a causa della neve,
però penso di sì. Almeno quelle vicino a casa mia sicuramente
tipo Gemona. Se la squadra, poi, deciderà di visionarne altre
andrò con loro.
Durante il tuo ritiro di
Montecatini, sei andato a vedere la cronometro di Pontedera?
No, ancora non sono andato a vederla anche se so
che è una cronometro lunga.
Pensi nella cronometro di poter
lottare per la vittoria?
Dipende da come si metterà il Giro. Certo, per
uno che deve fare da spalla ad un uomo di classifica come Cunego
meno energie spende e meglio è. Sarebbe assurdo fare bene la
cronometro per poi, magari, non esserci quando serve. Ho fatto
una scelta e quella va onorata fino alla fine.
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Mondiale di Bardolino 2004 - ©
velo-photos.com |
Cosa ne pensi di quei ciclisti
che puntano ad un solo obiettivo durante la stagione, tipo
Armstrong?
Non mi sento di dargli torto. Il mondo cambia e
il ciclismo non è più quello di venti, trenta o quarant’anni fa.
L’appassionato vorrebbe vedere il Campione competitivo in tutte
le corse ma questo non è possibile. E’ normale che un corridore
forte che prepara un obiettivo solo sia avvantaggiato rispetto
ad un altro che magari ne punta dieci. Finché il Tour varrà una
stagione ci sarà chi punterà solo a quello.
Hai partecipato a vari Tour. In
base alla tua esperienza, pensi che Cunego possa puntare alla
classifica già alla sua prima partecipazione oppure credi che
prima debba fare esperienza?
Secondo me il Tour è per uomini di una certa
esperienza e maturità fisica per lo stress che dà, per il tipo
di percorso, per le decisioni che devi prendere. Lui ha tutto il
tempo per avere una maturazione graduale. Se dovesse far bene
già il primo anno ben venga, però non penso che sia così
fondamentale per la sua carriera. Per far esperienza deve
andarci per provare. Anche Indurain ai primi si ritirava, ma poi
ne ha vinti cinque. Intanto vede com’è, prende le misure, poi
magari un giorno può puntare a vincerlo. Se poi ci riesce
subito…meglio!
Tra i tre Grandi Giri qual è
quello che preferisci?
Partendo dal principio che la Vuelta, nonostante
abbia corso in Spagna, non l’ho mai fatta, da italiano dico il
Giro anche se il Tour, obiettivamente, dà un’alta visibilità.
Comunque io, sinceramente, preferisco il Giro.
In questi anni hai corso in molti
Paesi all’estero, qual è il pubblico che reputi migliore?
Io preferisco i baschi. Il tifo basco è caldo,
competente, si vede che lo fa con reale passione, con amore nei
confronti dei corridori. In Italia, per esempio, molti vengono
al vedere il Giro perché passa vicino a casa loro, sono sulla
strada e ne approfittano per vedere un avvenimento. Loro,
invece, lo fanno con attaccamento, in maniera diversa e a me
piacciono molto.
Come giudichi la tua passata
stagione?
Buona. Mi dispiace per il Mondiale perché poteva
essere la ciliegina sulla torta in una stagione che poteva
essere per me particolarmente bella. Penso di essere stato
competitivo più o meno durante tutto l’arco dell’anno. Purtroppo
non sono una macchina e non sono andato come speravo. Ci rimango
male soprattutto per me stesso, non per gli altri. Spero di
avere occasione di rifarmi. Forse è stata l’unica nota stonata
di una stagione tutto sommato positiva dove sono andato bene
sempre, dall’inizio al Giro d’Italia e poi in Benelux e in
Germania.
Infine una curiosità: come è nata
la tua passione per gli asini?
Un mio zio tanti anni fa aveva un asinello che si
chiamava Emilio. Ogni volta che tornava a casa in bicicletta,
lui riconosceva il padrone e gli andava incontro per poi tornare
nella stalla. Da allora mi è rimasta la passione per questi
animali. Poi, per caso, nel posto dove sono andato a vivere
avevano degli asini e ho iniziato a tenerli.
Però ora c’è Fornaciari che ti fa
concorrenza con gli struzzi…
(Scherza) Mi ha proposto di fare una gara.
Dobbiamo trovare un sistema…se ne carica uno e me lo porta
vedremo, dai!
Anna &
Simona
ultimokilometro.com
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