| 17/05/2006
- Favetto
un Giro di ringraziamenti
Livorno,
mercoledì 17 maggio 2006 Secondo giorno di riposo. Ribadisco:
mai piaciuti i giorni di riposo, al Giro. Però è
arrivato Gian Luca Favetto. E’ uno scrittore. Un anno
fa si è intruppato: girava, si aggirava, si rigirava.
Studiava il Giro: osservava, indagava, curiosava. Ogni tanto
spariva, ogni tanto riappariva. Barba di due-tre giorni, capelli
arruffati dal vento anche nei giorni di calma piatta, pantaloni
comodi, magliette senza pretese di mode e tendenze, occhiali
scuri, non sempre, ma spesso, come per nascondere notti passate
in bianco a scrivere quello che raccoglieva di giorno. Invece
no. Ha cominciato a scrivere qualche mese dopo. Un capitolo
al giorno. Così è nato «Italia, provincia
del Giro». Mondadori. Non per fare pubblicità,
ma per dire che allora esiste ancora una casa editrice che
una mattina ti sveglia con una telefonata e ti dice: «Ragazzo,
hai vinto la Lotteria di Tripoli, questo mazzetto di dollari
è per te, va’ e scrivi». Più o meno,
dev’essere andata così.
Favetto è tornato, per due mezze giornate e una notte.
Barba di due-tre giorni, capelli arruffati dal vento anche
in due mezze giornate di calma piatta, pantaloni comodi, maglietta
senza pretese di mode e tendenze, occhiali scuri, non sempre,
ma spesso. Ha fatto un gesto semplicissimo e dunque bellissimo:
ha ringraziato tutti i giornalisti del Giro, quelli che un
anno fa gli hanno fatto conoscere il Principe Gianni Savio,
lo hanno introdotto all’interprete di Radio corsa Myriam
Noordemann (la «y», le «o» e le «n»
le ho buttate lì a caso), lo hanno accompagnato sui
tornanti del Colle delle Finestre, gli hanno tagliato la strada
e le curve nella casa del Boccaccio, lo hanno presentato a
Marzio Bruseghin, che lui ha subito ribattezzato
Marziano Bruseghin.
Il libro va bene. Ho fatto un salto in quattro librerie, e
ne era rimasta una sola copia. Comprata. Gian Luca mi ha detto
che il libro è in classifica, dondola fra la 40ª
e la 54ª posizione. Come Guido Trentin, come Nick Sorensen,
adesso, al Giro. Gian Luca dice che gli manchiamo, che ogni
tanto dovremmo staccare la spina, mollare il Giro per capire
- nell’assenza - quanto il Giro sia ricco, eccitante,
divertente, pieno. Di questo me ne accorgo anch’io.
Io lo chiamo: un Giro di vite. Forse ci rivediamo presto,
nella tappa di La Thuile. Favetto è uno che, quando
bacia sulle guance, bacia sulle guance. Voglio dire: bacia
sulle guance.
Marco
Pastonesi - La Gazzetta dello Sport
|