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21/06/2006 -
Bruseghin, una festa
attesa nove anni
Il primo successo della
carriera vale il titolo italiano della crono
«Sarà un onore partire con questa maglia al prologo del Tour»
Ha vinto Bruseghin, non abbiamo
capito male. Ha vinto quello che doveva sempre stare a
specificare: «Nessun successo da professionista, vero, e questa
è la decima stagione. Ma c’è quella cronosquadre con la Banesto
al Giro del Portogallo nel 2001. Non vale?». No. Ma che importa,
adesso: a quel «ma» e a quel «nessuno» ha detto addio. Perché
ieri Marzio Bruseghin è diventato il campione italiano a
cronometro: a Pordenone, nella gara inaugurale della Settimana
tricolore organizzata in Friuli-Venezia Giulia dal gruppo Caneva,
ha battuto per 15", a 50,848 di media, il detentore del titolo,
Marco Pinotti (terzo Quinziato a 41"), che lo scorso anno a
Tortoreto Lido lo aveva beffato per 7".
PUGNO AL CIELO Quando
taglia il traguardo, il trentaduenne veneto della
Lampre-Fondital ha il miglior tempo, ma sa che ancora non ha
vinto. Non può saperlo: Pinotti è partito dopo di lui e dopo26
dei 37,6 chilometri i due avevano ancora lo stesso tempo. Così
aspetta un po’, prima di tornare in zona-arrivo, giusto il tempo
per ascoltare l’annuncio «in diretta» dello speaker. Sorriso
largo, pugno alzato, e basta. Conoscendolo, sarebbe stato
difficile attendersi di più da chi ha sempre ripetuto: «Ragazzi,
sono solo corse in bici». Però non è che questo successo sia
venuto di sorpresa: ora può dirlo. «Sì, ieri (lunedì, ndr) prima
di venire qui avevo messo in fresco una bottiglia magnum,
naturalmente di Prosecco, che è l’orgoglio della nostra zona.
Poi giovedì scorso è stato il mio compleanno, e i miei amici
«Bomba», Pierpaolo e Luca mi hanno regalato un asino con un
fiocco azzurro, il quindicesimo della serie. Lo hanno chiamato
Bruss... ed erano proprio sicuri che vincessi questa crono. Io
negli ultimi giorni mi sono preparato soprattutto in salita per
il Tour de France, però mi pareva di stare meglio dell’anno
scorso. Non mi sbagliavo».
IL BATTUTO Lo sconfitto
Pinotti gli fa i complimenti(«Potevo usare anche davanti la
ruota lenticolare, ho visto che lui ce l’aveva, ma forse avrei
perso lo stesso. Marzio è andato più forte») mentre Bruseghin va
a raccogliere l’abbraccio dei tanti tifosi, alcuni con il
classico cappello con le orecchie d’asino in testa, che hanno
preso un giorno di ferie e si sono svegliati all’alba (la crono
è partita alle 9) per non perdersi un giorno diventato speciale.
IN FAMIGLIA Ci sono anche
papà Corrado, mamma Bruna, la sorella Sabrina e la «morosa»,
Alessia: il mondo privato di Marzio, residente a Piadera di
Vittorio Veneto, che ha corso quattro stagioni nella Banesto del
dopo-Indurain prima di mettersi al servizio di Petacchi alla
Fassa Bortolo (dal 2003 al 2005) e ora di Cunego. C’è anche
Giacomo Gava, che lo ha diretto da allievo alla Uc Vittorio
Veneto: «Non l’ho mai visto arrabbiato. Sono i corridori come
lui che fanno la fortuna delle squadre».
Intanto Marzio stringe mani e firma autografi vestito di verde
bianco e rosso. Parteciperà anche alla prova in linea di
domenica a Gorizia, prima di affrontare l’avventura Tour al
fianco di Cunego: «Sarà un onore partire nella cronometro
d’apertura con il tricolore addosso. Ora mi godo questo
successo. Certo che in Friuli vado sempre forte, potevo già fare
il colpo a Gemona, al Giro (2˚ dietro Schumacher, ndr). Però, a
pensarci bene, neanche questa volta ho potuto alzare le braccia.
Mi toccherà vincere una tappa o una corsa in linea...».
Ciro
Scognamiglio
Con lui
hanno vinto i gregari a due e... a quattro zampe
Quasi dispiace. Perché Marzio
Bruseghin, anni di professionismo 10, vittorie in carriera zero,
era l’emblema, il simbolo, la prova vivente, vissuta e vivida
nonché vivace che il mondo è ingiusto, ingrato, almeno
imperfetto. Come un amore nuvoloso, una meta non assegnata, una
vacanza piovigginosa, un esame tempestoso, un bacio distratto,
una carezza affrettata, un gol non visto, una canzone stonata,
un refuso, una cena astemia. Tutte cose che succedono, troppo
spesso, a volte senza ragione né sentimento. Ma Bruseghin ha
vinto. E adesso gli alibi evaporano, i se, i ma e i però
svaniscono, tutti noi siamo più nudi: volendo, può esistere
anche un amore solare, un bacio convinto e una meta regolare.
Ecco perché quella di ieri non è stata solo la prima vittoria di
Bruseghin, ma il trionfo del proletariato, del paghi due e
prendi tre, dell’usato sicuro, del doc, del pane al pane e
soprattutto del vino al vino, del Prosecco, dell’a come
agricoltura, come amicizia, come allora-Dio-esiste. Bruseghin ha
vinto, ed è come se avessero vinto un po’ tutti i gregari a due
ruote e a due piedi e a quattro zampe. Tant’è che il suo eroe è
Sandrino Carrea, angelo custode di Fausto Coppi, un altro da a
come agricoltura, amicizia e andiamo-a-caccia. Bruseghin è fatto
così, prendere o lasciare, per informazioni chiedere alla sua
eterna fidanzata Alessia: lui preferisce l’usignolo all’iPod,
gli asini ai cavalli di razza, le cantine ai superattici, i
boschi alle discoteche, le beccacce alle veline. Bruseghin è
così fuori dal tempo, che non poteva che vincere una gara contro
il tempo.
Marco Pastonesi |