| 23/05/2006
- L'attesa
di Alessia sul Bondone
Rovereto, martedì 23 maggio 2006
Aveva ragione Garrido. A Rovato, alla partenza, abbiamo chiesto
a Sacchi e lui ha confermato: le borracce di Garrido sono
da mezzo litro, le sue da 400 cc. Bisogna valutare il contenuto
totale. Oggi niente record di borracce. C’era l’incubo
del Bondone, la montagna di Trento, e la montagna del Giro
1956, quello di Charly Gaul, quello della tormenta di neve,
dei corridori - quelli arrivati - congelati, e di altri corridori
- anche loro, a loro modo, arrivati - a spinta o addirittura
in macchina.
A 3 chilometri dal traguardo (ma i corridori dicono sempre
e solo arrivo, forse perché arrivo è un nome,
ma arrivo è anche un verbo, la prima persona singolare
dell’indicativo semplice, in un certo senso - ciclistico
- anche una speranza, un’esortazione, un obiettivo),
a 3 chilometri dall’arrivo c’era Alessia. Alessia
Grava. E’ la fidanzata di Marzio Bruseghin.
Noi precisiamo, con una precisione imprecisa: l’eterna
fidanzata. Perché lui dice che bisogno c’è
di sposarsi, ed è una di quelle domande senza punto
interrogativo, infatti non c’è alcun bisogno,
si può stare bene insieme anche senza contratto di
matrimonio, se non meglio. Alessia è quella che vive
nella casa-balcone sopra Vittorio Veneto, quella che parla
con i 14 asini e gioca con i tre cani e dà da mangiare
i gerani al cervo ed educa la civetta al bon ton e fa da corista
all’usignolo in contatto con una casa discografica,
quella che al telefono risponde «pronti-qua»,
quella che prepara tagliando e cucendo i cappelli con le lunghe
orecchie grigie (adesso grigie fuori e rosa dentro) asinine,
quella che sui serpenti d’asfalto scrive VIVA
BRUSS, quella che spera sempre che l’amore
della sua vita vinca finalmente una corsa, che se ci pensa
su dice che non gliene frega niente perché non è
questo che conta nella vita, quella che le basta un lampo
degli occhi di Marzio per capire tutto, quella
che poi torna a casa da sola e racconta tutto ai 14 asini,
ai tre cani, al cervo, alla civetta e all’usignolo.
E l’usignolo, per alleviare la lontananza del suo Marzio,
le regala un trillo pieno di blues. Alessia è quella
che le basta poco per piangere. E, grazie a Dio, pochissimo
per ridere. Ciao, Alessia.
Marco
Pastonesi - La Gazzetta dello Sport
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