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23/07/2006 -
Un prosecco per
ricordare
PARIGI
(Francia), 23 luglio 2006 - E adesso? Ciccio mi scrive un’email:
adesso che finisce il Tour, sei contento o no? Ieri sera, mentre
Luigi finiva i suoi pezzi, mi sono fatto accompagnare
nell’albergo della Lampre-Fondital, la squadra di Bruseghin
e Vila, Ballan e Commesso. Festeggiavano la maglia bianca
conquistata da Cunego con una supercronometro. Prosecco ("Buono",
ha sentenziato Bruseghin, che il Prosecco produce e che
il Prosecco è stato anche chiamato a giudicare), poi una tartina
dolce e un mezzo calice di champagne, discorso, applausi.
Sullo sfondo
la Gerolsteiner, la squadra di Fothen, rimasto in maglia bianca
dal primo al terzultimo giorno, e alla fine sconfitto per 35".
Per loro niente Prosecco. Fothen, mi ha fatto notare
Bruseghin, ha cenato con un cappellino da baseball calcato
in testa: ma si può? Si può, ma né Bruseghin né io siamo
d’accordo. E adesso?, dico a Bruseghin e Vila, nella loro
camera, sorseggiando Pedro Ximenez (17 gradi, scuro e denso come
il Nocino, ma dolce), e ascoltando Ligabue ("Una vita da
mediano" è il loro inno). "Adesso - dicono un po’
uno e un po’ l’altro - improvvisamente, dopo tre settimane
in cui hai il mondo addosso, d’accordo, è il mondo del ciclismo,
ma sempre mondo è, con la gara più dura e famosa, la gente, i
giornalisti, le tv, gli elicotteri, e quella giornata ritmata da
sveglia, colazione, foglio di partenza, partenza, cinque ore in
sella, massaggi, cena, letto, te ne torni a casa,
improvvisamente torni a casa, la tua donna va a lavorare e tu
rimani lì, solo, spiazzato, svuotato. Senza nulla da fare. Che
non è vero, perché hai mille cose da fare, e il tempo non basta
mai, ma in scena non ci vai più".
Un giorno
dello scorso inverno, Patxi si è trovato a una cena, quelle con
premiazioni cui non si può dire no, accanto a una ballerina. Si
può vivere ballando?, ha chiesto lui a lei. Ignorava che lei
viveva undici mesi su dodici in un teatro di Mosca. Si può
vivere pedalando?, ha chiesto lei a lui. "Sì, ed è una vita
privilegiata. Come qui al Tour. Alberghi di prima categoria
senza neanche doverli pagare, camera pronta senza neanche rifare
il letto, colazione e cena pronte senza neanche fare la spesa,
massaggi, cure maniacali sulla bicicletta".
Aggiunge
Bruseghin: "Vuoi i cereali? Ecco i cereali. Vuoi un
altro cuscino? Ecco un altro cuscino. Siamo come dei gladiatori:
serviti e riveriti, per poi, liberati dalle gabbie d’oro,
legnare gli avversari. Legnarli più che si può". Un
Pedro Ximenez è quasi novello, l’altro è del 1972. Bruseghin
e Vila non erano ancora nati. "E tu, che facevi nel 1972?".
In Vespa andavo da Milano a Gibilterra, e poi tornavo indietro,
dormivo sulla spiaggia, mi lavavo nei campeggi, rubavo cocomeri,
facevo la fame. Un’estate meravigliosa. "Un’estate
meravigliosa anche per quelle viti. Raccolte, pigiate,
fermentate, conservate". E adesso bevute. Il vino e il
ciclismo servono per rivivere, e per ricordare.
Marco Pastonesi |